Giorni cattivi
(per la versione "sensoriale" premi qui)

 



 

Quando nell'ultima settimana

venne a Gerusalemme,

gli osanna gli risuonavano incontro,

dietro gli si affrettavano con rami.

Ma poi, giorni sempre più foschi e crudeli

da non raggiungere i cuori con l'amore,

i sopraccigli corrugati a sprezzo,

ed ecco l'epilogo, la fine.

Con tutta la loro pesantezza di piombo

i cieli si coricarono sui cortili.



I farisei cercavano le prove

strisciandogli dinanzi come volpi.

E dalle cupe forze del tempio

fu dato in giudizio alla feccia,

e lo maledirono con quell'ardore

di quando prima lo esaltavano.

La folla, là d'intorno,

spiava dai portoni,

s'accalcava in attesa dell'esito

sospinta e risospinta.

E un bisbiglio si propagò lì vicino

e dicerie da molte parti.

E la fuga in Egitto e l'infanzia

già ricordavano come un sogno.

Ricordavano il pendio maestoso

del deserto e quel dirupo

da dove satana l'aveva tentato

con una potestà universale .

E il banchetto di nozze a Cana,

e la tavola attonita del miracolo,

e il mare su cui nella nebbia,

come su terra, era andato alla barca.

E l'affollarsi dei poveri nella capanna,

e la discesa con la candela nel sotterraneo

che a un tratto s'era spenta atterrita

quando il re suscitato si levò...


 

 

 

Giorni cattivi - poesia di PASTERNÀK BORIS LEONIDOVIC (1890-1960)

 

 

 

 



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