Rosella
vibrò nel suo cuore al sorgere della stella
cometa.
Nella
casetta di Rosella, situata a lato della grande chiesa
al centro del paese, il camino covava gelosamente
la brace generando una sottile nuvola di fumo. All'esterno
dell'abitazione sul terreno ghiacciato, soffici fiocchi
di neve roteavano dall'alto dipingendo un quadro invernale.
Per Rosella non era il primo Natale, eppure
era così eccitata, aveva scritto la sua letterina
indirizzata a Babbo Natale affrancandola con
un bacio lì, dove l'indirizzo porta
la
firma del cuore. Il vento, suo
amico sincero e veloce messaggero, si
era subito imposto una tempesta per trasportare a
destinazione il messaggio di Rosella.
"Caro Babbo Natale," vi
era scritto, "sono
stata buona in
questo anno passato, ho colto nella sincerità delle
parole i fiori più belli senza strapparne le radici
dal giardino della vita. Nell'acqua più pura mi sono
immersa, prima
di fare del mondo una
parte mia delicata.
Sono stata rispettosa delle regole anche quando
esse
risultavano a me sgradite cercando d'intuire
nei
giochi d'ombre, lampi di luce. Caro Babbo Natale non
di regali sfarzosi e neppure di ghiottonerie vado
cercando.
Vorrei tanto poter ricevere da te il regalo più sincero
che ci sia, che mi possa donare un po' di calore,
questo mi basterebbe… tua Rosella."
Babbo Natale, mentre controllava la posta, notò
subito la letterina di Rosella. Era scritta a matita
con calligrafia incerta, con lettere grandi e mal
disposte. Per un momento restò incerto sul da farsi,
ma infine decise: Rosella avrebbe avuto il dono richiesto.
Caricò tutti i regali sulla slitta trainata da sei
renne, fermò il tempo perché la notte di Natale
non
terminasse mai, e volò via dirigendosi verso il villaggio
di Rosella.
All'interno delle case, del piccolo paese, ogni abitante
era nella trepidante attesa dell'arrivo di Babbo Natale.
Nella casa bianca si cantava allegramente, fra
note chiare e scure.
Nella casa nera si pregava, mentre il candido aroma
dell'incenso profumava l'aria ed infine, nelle casa
gialla si accendevano le candeline fissate sui rami
dell'albero di Natale.
Babbo Natale, fiero della sua missione, corse
nel tempo consegnando i doni che si era portato con
sè. L'ampio sacco era ormai vuoto quando giunse
il turno di Rosella.
Rosella era coricata sul divano avvolta in una coperta
che ne riscaldava il corpo, allorchè
un sordo rumore le annunciò l'ingresso di Babbo Natale
nella sua stanza.
"Babbo Natale!" esclamò
con stupore.
Babbo Natale scorse, nella penombra del locale in
un angolo dove la luce faticava ad arrivare,
una
donna minuta dai capelli neri e dal grande sorriso
sincero.
"Cara
Rosella,"
disse
Babbo Natale, "nella
tua letterina mi hai chiesto di portartarti
il
regalo più sincero che ci sia. Quanto tempo ho pensato
a come soddisfare la tua richiesta, ma
ogni volta che credevo di aver trovato la soluzione
giusta, subito dopo ne scovavo un'altra
che mi sembrava più adatta.
Alla
fine ho immaginato di parlarti, per intuire dalle
tue parole il dono da farti."
Rosella, con
circospezione, si
alzò a fatica dal divano facendo forza con le braccia.
Una volta in piedi si spostò lentamente verso la fonte
della voce esplorando con le mani lo spazio vuoto
intorno a sè. Fu solo in quel momento che
Babbo Natale si
accorse con stupore che gli occhi di Rosella erano ciechi.
"Ora
comprendo," disse
Babbo Natale facendosi serio in volto,
"quale
dono farti." Prese per mano Rosella e con voce tonante esclamò: "Mia
piccola rosellina, io ti porto in dono il bacio sincero
di un amico, che nella notte di Natale ti volle scaldare
il cuore".
Terminata
la frase, Babbo Natale si avvicinò con il viso
verso Rosella e appoggiando le labbra sugli occhi
di lei, ne baciò le palpebre socchiuse sfiorandole
appena. Dalle pupille di Rosella, due
gocce argentate si staccarono percorendo le pieghe
della pelle; l'intera stanza s'illuminò,
mentre
la polvere nell'aria
scintillava dei colori dell'arcobaleno.
Per
Rosella, quella fu la prima immagine che percepì
dal giorno della sua nascita, assieme alla sagoma
di un paffuto vecchietto che ridendo allegramente
s'infilava agilmente nella cappa del camino scomparendo
magicamente.
Le campane della chiesa vibrando all'interno del campanile
suonarono la mezzanotte annunciando a tutto il villaggio
la nascita del bambino Gesù e dal cielo, dove
una pallida luna sbirciava fra le nubi, lo spirito
natalizio discese in terra avvolgendo l'intera comunità.
Rosella
smise di piangere, sollevò lo sguardo verso
la volta celeste sbirciando dalla finestra, e incantata
restò tutta la notte ad ammirare le stelle
brillare nel firmamento.