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Quadro di Giulio Picelli

 




Rosella
Favola di Stefano Pastori





Rosella vibrò nel suo cuore al sorgere della stella cometa.

Nella casetta di Rosella, situata a lato della grande chiesa al centro del paese, il camino covava gelosamente la brace generando una sottile nuvola di fumo. All'esterno dell'abitazione sul terreno ghiacciato, soffici fiocchi di neve roteavano dall'alto dipingendo un quadro invernale.

Per Rosella non era il primo Natale,
eppure era così eccitata, aveva scritto la sua letterina indirizzata a Babbo Natale affrancandola con un bacio lì, dove l'indirizzo porta la firma del cuore. Il vento, suo amico sincero e veloce messaggero, si era subito imposto una tempesta per trasportare a destinazione il messaggio di Rosella.

"Caro Babbo Natale,"
vi era scritto, "sono stata buona in questo anno passato, ho colto nella sincerità delle parole i fiori più belli senza strapparne le radici dal giardino della vita. Nell'acqua più pura mi sono immersa, prima di fare del mondo una parte mia delicata.

Sono stata rispettosa delle regole anche quando
esse risultavano a me sgradite cercando d'intuire nei giochi d'ombre, lampi di luce. Caro Babbo Natale non di regali sfarzosi e neppure di ghiottonerie vado cercando.


Vorrei tanto poter ricevere da te il regalo più sincero che ci sia, che mi possa donare un po' di calore, questo mi basterebbe… tua Rosella."


Babbo Natale, mentre controllava la posta, notò subito la letterina di Rosella. Era scritta a matita con calligrafia incerta, con lettere grandi e mal disposte. Per un momento restò incerto sul da farsi, ma infine decise: Rosella avrebbe avuto il dono richiesto. Caricò tutti i regali sulla slitta trainata da sei renne, fermò il tempo perché la notte di Natale
non terminasse mai, e volò via dirigendosi verso il villaggio di Rosella.

All'interno delle case, del piccolo paese, ogni abitante era nella trepidante attesa dell'arrivo di Babbo Natale.

Nella casa bianca si cantava allegramente, fra note chiare e scure.
Nella casa nera si pregava, mentre il candido aroma dell'incenso profumava l'aria ed infine, nelle casa gialla si accendevano le candeline fissate sui rami dell'albero di Natale.


Babbo Natale, fiero della sua missione
, corse nel tempo consegnando i doni che si era portato con sè. L'ampio sacco era ormai vuoto quando giunse il turno di Rosella.
Rosella era coricata sul divano avvolta in una coperta che ne riscaldava il corpo,
allorchè un sordo rumore le annunciò l'ingresso di Babbo Natale nella sua stanza.

"Babbo Natale!"
esclamò con stupore.

Babbo Natale scorse, nella penombra del locale in un angolo dove la luce faticava ad arrivare,
una donna minuta dai capelli neri e dal grande sorriso sincero.

"Cara Rosella," disse Babbo Natale, "nella tua letterina mi hai chiesto di portartarti il regalo più sincero che ci sia. Quanto tempo ho pensato a come soddisfare la tua richiesta, ma ogni volta che credevo di aver trovato la soluzione giusta, subito dopo ne scovavo un'altra che mi sembrava più adatta. Alla fine ho immaginato di parlarti, per intuire dalle tue parole il dono da farti."

Rosella,
con circospezione, si alzò a fatica dal divano facendo forza con le braccia. Una volta in piedi si spostò lentamente verso la fonte della voce esplorando con le mani lo spazio vuoto intorno a sè. Fu solo in quel momento che Babbo Natale si accorse con stupore che gli occhi di Rosella erano ciechi.

"Ora comprendo," disse Babbo Natale facendosi serio in volto, "quale dono farti." Prese per mano Rosella e con voce tonante esclamò: "Mia piccola rosellina, io ti porto in dono il bacio sincero di un amico, che nella notte di Natale ti volle scaldare il cuore".

Terminata la frase, Babbo Natale si avvicinò con il viso verso Rosella e appoggiando le labbra sugli occhi di lei, ne baciò le palpebre socchiuse sfiorandole appena. Dalle pupille di Rosella, due gocce argentate si staccarono percorendo le pieghe della pelle; l'intera stanza s'illuminò, mentre la polvere nell'aria scintillava dei colori dell'arcobaleno.

Per Rosella, quella fu la prima immagine che percepì dal giorno della sua nascita, assieme alla sagoma di un paffuto vecchietto che ridendo allegramente s'infilava agilmente nella cappa del camino scomparendo magicamente.

Le campane della chiesa vibrando all'interno del campanile suonarono la mezzanotte annunciando a tutto il villaggio la nascita del bambino Gesù e dal cielo, dove una pallida luna sbirciava fra le nubi, lo spirito natalizio discese in terra avvolgendo l'intera comunità.

Rosella smise di piangere, sollevò lo sguardo verso la volta celeste sbirciando dalla finestra, e incantata restò tutta la notte ad ammirare le stelle brillare nel firmamento.

 




 
Rosella
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