Galleria Blu - Cestino Blu
 





 

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Tutte le mattine, che sorgessero luminose oppure cupe, profumavano il mio risveglio all'aroma del caffè. Il mio sguardo si accendeva timidamente al primo battere di ciglia, per poi farsi coraggioso, spalancando la finestra della vita.

Cestino Blu, come di sua abitudine, era sempre il primo che da sotto la scrivania esordiva augurandomi il buon giorno,
certo a modo suo, senza strafare. Piccolo, ma capace di assorbire ogni cosa, era un bel cestino colorato di blu.

Cestino Blu era arrivato nella mia casa in una fredda mattina d'inverno. La scelta non era stata casuale;
per anni si erano susseguiti, al mio fianco, cestini d'ogni varietà: rossi, bianchi, uno persino nero, dall'umore instabile e alquanto permaloso.

Entrando dall'ingresso del mercato dei cestini, un bel giorno, notai Cestino Blu adagiato in un angolo e ne rimasi subito colpito.

Minuto, e con la solita forma cilindrica, emanava dal suo interno un'energia coinvolgente che mi conquistò subito. Fu detto e presto fatto: pochi denari alla cassa
e Cestino Blu diventò l'inseparabile amico sotto la mia scrivania. All'inizio la nostra convivenza si dimostrò subito proficua: io scrivevo e lui archiviava.

D'altro canto che cosa ci si poteva aspettare da un Cestino Blu? Un giorno però Cestino Blu pose una domanda che,
nella sua ovvietà, mi fece quasi sorridere.

Disse con tono solenne: "E' mia questa giornata?" La risposta mi venne facile e quasi automatica: "No di certo!" Cestino Blu beffardamente annuì facendomi sospettare di aver subito un inganno. Le giornate si susseguirono veloci precedute dalla stessa enigmatica domanda mattutina.

"E' mia questa giornata?" Un bel giorno, stufo di questa situazione, passai all'azione: con mossa fulminea presi da sotto la scrivania Cestino Blu e lo depositai delicatamente sul tavolo. Eravamo allo stesso livello; Cestino Blu non si scompose,
da vero signore quale era restò impassibile senza opporre resistenza e sfidandomi apertamente.

Ci osservammo intensamente per alcuni minuti
fino a che, d'improvviso, avvenne la magia. Nella stanza la luce si sfumò in un blu soffuso, mentre gocce d'inchiostro luminescenti sfrecciavano in ogni direzione. Cestino Blu sfavillò iridescente gonfiandosi a dismisura finché fragorosamente, come un vulcano appena risvegliato, eruttò fogli accartocciati spargendoli in ogni direzione.

Uno in particolare mi colpì frontalmente aprendosi fragorosamente al mio sguardo. Al suo interno vidi chiaramente, come in un film,
scorrere una giornata del mio passato.

Il risveglio: con la solita domanda di cestino. La colazione: rapita dal frigorifero. La vestizione: sofisticato gioco di colori. La colonna d'auto: lenta e puzzolente.

Il pranzo: mangiato in fretta al gusto di panino,
e infine… quel sorriso dimenticato nel letto, la mano stretta delicatamente nel timore di scoprire l'amore, il sogno rimasto appeso su nel cielo, ad asciugare, nel foglio bianco mai scritto.

Quanto ero stato stupido! Ecco il senso della frase di Cestino Blu!

Quella era stata una giornata persa. Una giornata in cui avevo fatto scorrere
il fiume della vita senza navigarlo per timore delle sue rapide. Il mattino seguente, al risveglio, Cestino Blu mi affrontò con spavalderia e mi disse: "Buon Giorno… E' mia questa giornata?" Trasformai il mio sguardo in un'espressione spavalda e senza timore risposi: "No! Cestino Blu! Questa è la mia giornata!"

Raccolsi il sogno asciugato in cielo stirandolo un poco, estrassi dal cassetto la mia stilografica preferita, e attingendo dalla fantasia scrissi una favola:
la favola di un Cestino Blu.





Favola di
Stefano Pastori

 
cestino blu
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