La
stanza è buia, dalla finestra un bagliore di luce
lambisce le tenebre
sollevando
pulviscolo
che danzando
fino a terra scompare nel nulla. Rumore di paura sulle
tegole del tetto; pensieri
che vagano verso confini proibiti. Il sonno fatica
ad arrivare.
Le membra si rilassano, il
respiro si fa pesante, chiudo gli occhi ma non dormo.
Sono fermo immobile ascolto
e non sento, mischio
conscio con il subconscio. Il terrore si impossessa
della mente, voglio
muovermi ma non posso, sono
paralizzato.
Mi calmo, il
grande gioco sta per vedermi protagonista. L'immagine
è sfuocata quasi incomprensibile. Con volontà cerco
di metterla a fuoco ecco
ora vedo, guardo
con l'occhio dell'immaginazione. Vola alta nel cielo
del mattino ogni
movimento è perfetto, l'equilibrio dinamico
le
permette di dominare gli elementi.
Il muso è di un'aquila non ne percepisco il colore.
L'immagine si fa più nitida, le montagne che osservo
sono famigliari riconosco il luogo, sorvola
il lago di Como. L'aquila si dirige verso l'interno
lontano
dall'acqua.
Un brivido mi percorre la schiena; sto
sudando. L'immagine si trasforma, vedo
chiaramente la forma di un aereo, sull'ala sinistra
c'è del ghiaccio che con il passare del tempo si fa
sempre più spesso. L'aereo s'inclina perde quota rapidamente
scomparendo dietro la montagna.
Un boato secco penetrante, resta il silenzio della
morte. Il letto è bagnato dal sudore immagini
di vita scorrono veloci esseri umani che parlano,
volti,
sorrisi, espressioni
di un mondo finito. L'angoscia mi assale piango come
un bambino. Ho paura. Con un sussulto riprendo possesso
del mio corpo.
Prima un braccio poi una gamba, posso
finalmente muovermi. Tutto è finito, non
so quanto è durato ne perché è successo. La
verità mi colpirà pochi giorni dopo leggendo
sul giornale la storia di un sogno che si fece realtà
regalando
la morte a quaranta persone.