Dalla
soffitta la vista č meravigliosa,
il cielo color turchese riflette
nubi argentate che giocano a rincorrersi nel vento
autunnale. L'odore
della polvere, e
del tempo passato, satura il legname delle travi,
un raggio di luce percorre la soffitta illuminando
un angolo buio; qualcosa si muove nel locale.
Topo Grigio aveva sempre abitato lì, con i
suoi fratelli aveva giocato a "ruba il formaggio"
sotto
gli occhi vigili di mamma Grigia.
Il
tempo instancabile maratoneta corre veloce verso la dama in nero e
topo Grigio era
rimasto solo, solo
in una vecchia soffitta.
La giornata inizia... Rumori famigliari salgono dalla
strada: il lattaio con il furgone scassato difficilmente
passa inosservato, la "sciura" Maria che parla ad
alta voce lamentandosi
del rumore, Toby, il
vecchio cane legato alla catena a
fianco del distributore di benzina, Miki il "felino"
del quartiere, unico esemplare di micio vegetariano
portato ad esempio di civiltą e progresso dalla
comunitą dei topi grigi.
La vecchia soffitta non
era sempre stata abbandonata, nei tempi che furono,
quando il sole sorgeva ancora dalla foresta prima
che la cittą coprisse ogni colore, aveva vissuto intensamente
la storia di generazioni di uomini, donne,
bambini.
Nelle
sere cariche di neve e di mistero, quando i più piccoli
si rifugiavano in soffitta, ogni frase, parola, sospiro veniva
assorbito dalle
vecchie travi che magicamente,
nel
gioco della luce e delle ombre, si
accendevano a nuova vita.
Topo Grigio quella mattina sentì che la sua
ora era arrivata, sorrise alla vecchia trave
e
con un sospiro si trasformò in favola.
La favola di un Topo Grigio vissuto in una soffitta.